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Ho smesso di incolpare Trenitalia

📍 Scrivo da Siena, da un’area di sosta. Davanti a me ci sono colline verdi. Dietro, un’autostrada.

Un contrasto perfetto per raccontarti questa storia.

Mi sono fermato qui di ritorno da un evento chiamato “Il Risveglio”. Uno di quelli che, quando ne senti parlare, ti fanno immaginare subito un gruppo di persone che accarezzano l’erba e fanno orgie.

L’erba c’era. Le orgie no, purtroppo. 😄

Ma c’erano persone stupende, capaci di cambiare la prospettiva con cui guardi te stesso e il mondo.

E quindi la domanda è inevitabile: come ci sono finito io, uno fissato con il controllo, la logica e la razionalità, in un evento del genere?

Probabilmente sono impazzito.

La crisi

Qualche mese fa, ho vissuto una serie di avvenimenti che, incastrandosi tra loro, mi hanno portato ad una Crisi di Vita.

In pochi mesi:

burnout la mia ragazza mi ha lasciato ho venduto le quote della società che aveva rappresentato tutta la mia vita per sei anni

Improvvisamente non avevo più un’identità.

Non ero più né il ragazzo che si stava impegnando in una convivenza, né l’imprenditore che aveva costruito una grande agenzia.

Sono tornato a essere “solo” BoB.

Impaurito, sì. Ma anche con una sensazione di libertà che auguro a chiunque di vivere, almeno una volta nella vita.

Binari troppo stretti

Quando sei convinto che la realtà sia una sola, che non potrai trovare un lavoro migliore, che non potrai avere una relazione più significativa, allora cambiare smette perfino di sembrarti un’opzione.

Hai costruito tu i binari.

O li hanno costruiti gli altri per te.

E poi sei salito su quel maledetto regionale, lento e sporco. Guardi fuori dal finestrino quei prati verdi e non puoi scendere a goderteli, perché hai troppo altro a cui pensare. Perché non hai la “fortuna” di chi può permettersi di scendere senza pensare alle conseguenze.

Non sono ipocrita: so di aver fatto questa scelta da una posizione più sicura di molte altre. Ma se tu l’avessi vissuta, sapresti anche quali sono state le rinunce e il dolore necessari per arrivarci.

Le conseguenze ci sono per tutti. Sempre.

Io però sono sceso.

Mi sono preso la responsabilità di questa scelta. E qui le giornate sono bellissime. Il prato è davvero morbido. 🌿

Non so quanti altri treni dovrò prendere, quante difficoltà affrontare, né quante volte dovrò scendere per migliorare la mia vita.

Ma la possibilità di farlo l’ho sempre avuta.

E questa è una consapevolezza che non voglio più perdere.

Non voglio più dare la colpa a Trenitalia per avermi fatto arrivare in ritardo.

Scendi dal Treno

Ecco perché oggi frequento eventi con persone che, fino a poco tempo fa, mi sarebbero sembrate pazze.

Perché è proprio quella pazzia a impedirmi di costruire di nuovo binari così stretti da costringermi ad arrivare a destinazione senza farmi mai domande.

Non voglio più restare seduto al 18B, accanto a una signora che, a sessant’anni, è arrabbiata col mondo. Probabilmente si è addormentata e ha perso troppe fermate.

E se stai leggendo queste righe dal tuo 18B, voglio dirti una cosa sola:

La porta del treno si apre.

Non è facile scendere. Ma si apre, e puoi farlo anche tu.

Io sono sceso da solo, ma Lorenzo Stefanetti e Sofia Turchetti, con il progetto Symposium, mi hanno mostrato che non ero l’unico matto in stazione.

Anzi, ne ho conosciuti tanti. Ognuno con la propria storia. Ognuno con la propria fermata.

Di questo sono profondamente grato. 🙏

Adesso chiudo il MacBook.

Il sole sta calando, e il prato mi aspetta. 🌅

Ad Maiora,

iBoB.

Parliamo del tuo percorso.

Passo 1 di 2

Raccontami la tua situazione. Se posso aiutarti, ti invito a una call conoscitiva.